Ri-Costruire la Comunità

Intervista a Stefania Travagin dell’Associazione Ghea di Attigliano

Cerchiamo le alternative partendo da noi stessi e dall’incontro con le persone che ci circondano.

Come nasce l’associazione?
Circa un anno e mezzo fa mi sono trasferita da Milano ad Attigliano insieme alla mia famiglia per trovare uno spazio vitale migliore e iniziare un nuovo stile di vita. L’Umbria ci è apparsa come una zona ottimale per sperimentare il contatto con la natura e una qualità della vita decisamente superiore a quella delle città del Nord.
Con altri amici che già vivevano nel piccolo paese (circa 2000 abitanti) abbiamo cominciato a incontrarci condividendo alcune aspirazioni sulla centralità dell’essere umano e cercando risposte concrete a un disagio comune di fronte alla crisi personale e sociale. In questo lavoro di "comunità" acquisiamo una maggiore fiducia nelle nostre possibilità di trasformazione.
Abbiamo cominciato a organizzare un piccolo gruppo d’acquisto solidale e a vivere l’esperienza di un orto biologico condiviso.
Intanto facevamo esperimenti di economia locale attraverso il baratto, lo scambio di servizi e la solidarietà nelle cose semplici, come aiutarsi per fare un trasloco.
Ultimamente abbiamo sentito la necessità di “formalizzare” queste esperienze attraverso la costituzione di un’associazione per confrontarci meglio con le istituzioni e aderire alle iniziative locali.

Quante persone partecipano al gruppo e in che modo?
Al gruppo iniziale di 5-6 persone se ne sono aggiunte altre interessate a progetti di autosufficienza alimentare e cohousing, altri nuclei familiari che sporadicamente acquistano attraverso il Gas, amici che collaborano alla semina dei cereali condividendo un pezzo di terra. Attualmente ruotano attorno all’associazione una trentina di persone e si sta formando una rete che coinvolge diversi paesi limitrofi. Ogni tanto ci incontriamo preparando delle cene dove ognuno porta qualche pietanza genuina e si discute di nuove idee e progetti.
Dato che alcuni hanno bambini come me troviamo molto importante aiutarci nella gestione dei piccoli e nello scambio di esperienze utili nel campo dell’educazione.

Quali sono gli obiettivi dell’associazione?
Sempre di più ci rendiamo conto che la crisi globale colpisce (o arriverà a colpire) tutti e le risposte individuali sono insufficienti a risolvere i problemi. Ci interessa promuovere e ampliare una comunità locale e solidale che sia basata su metodi nonviolenti per il rafforzamento delle relazioni.
Ci appoggiamo sulle nostre credenze più profonde e sul riconoscimento del valore umano che c'è in ognuno. In particolare riconosciamo l’importanza della spiritualità, intesa nella maniera più ampia, come motore fondamentale del cambiamento.
Le azioni nel concreto riguardano il consumo critico, lo sviluppo di un economia locale e l'appoggio ai produttori che praticano un’agricoltura sostenibile, il risparmio energetico, la condivisione delle risorse e della conoscenza, l’educazione dei figli in modo aperto e inclusivo.

Come valutate l’impatto delle vostre iniziative sulle persone del paese?
E’ ancora un po’ presto per poter giudicare l’influenza delle nostre azioni. Ci è capitato, durante la coltivazione del nostro orto, di confrontarci con i vicini che hanno tecniche di coltivazioni più “tradizionali” e ne sono scaturiti momenti di simpatica discussione.
Crediamo che l’influenza più forte si stabilisca in occasione di lavoro in rete con altre realtà del territorio su temi  comuni come è successo per la mobilitazione sui referendum o per alcune assemblee pubbliche a cui abbiamo partecipato.

Quali saranno le vostre prossime iniziative?
Abbiamo diverse idee soprattutto per sensibilizzare le persone sul cambiamento del proprio stile di vita. Vorremmo coinvolgere l’amministrazione di Attigliano per organizzare incontri sul consumo critico per valutare meglio quando si fa la spesa quali aziende si finanziano e la qualità di ciò che si mangia. In campo agricolo ci piacerebbe collaborare con le scuole per la riscoperta degli antichi saperi della madre terra. Dalle nostre parti anche i bambini hanno molti posti dove sperimentare queste conoscenze.
Vorremmo riscoprire l’utilizzo delle piante medicinali e imparare a raccoglierle, ritrovare il gusto di autoprodursi il pane, le marmellate, i detersivi, i giochi. Tutte attività che si possono fare in compagnia, utilizzando un po’ di tempo per chiacchierare. Stare insieme, invece di guardare i soliti programmi in TV.

Come concili queste attività sociali con il tuo ruolo di mamma?
In linea di massima cerco con il mio compagno di includere i nostri due bimbi in tutte le cose che facciamo (se loro sono d’accordo), a volte ci alterniamo, altre volte ci facciamo aiutare. Organizziamo i nostri incontri all’aperto, se il tempo lo consente, e se ci spostiamo cerchiamo di preparare degli spazi e delle attività anche per loro.
Siamo favorevoli al fatto che i figli prendano riferimento anche da adulti diversi dai genitori perchè magari hanno migliori doti artistiche di noi, maggiori conoscenze in certi campi, altre capacità particolari e un modo differente di relazionarsi.
Ho notato che, quando semino nell’orto, partecipano volentieri a modo loro e imparano molto dalle azioni semplici come constatare la crescita di una piantina o riconoscere la zona dove ho seminato.
La mia aspirazione sarebbe di imparare insieme ai figli mentre si condivide la creazione di questo mondo nuovo, uscendo dalla logica di una didattica imposta.

Mi auguro, anche attraverso questa intervista, di aver incuriosito qualcuno e di stimolarlo a intraprendere un percorso di cambiamento che comincia da gesti semplici e dalla sincera fratellanza con chi ci sta vicino.

Daniele Quattrocchi
Associazione Ghea, via Manzoni 9, 05012 Attigliano (TR)
Mail: stefylimbiate@tiscali.it





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