Alla scoperta di vitigni sconosciuti

Immaginiamo una soffitta. I nostri nonni e le nostre nonne ci hanno depositato ciò che ai loro tempi era stato prima utilizzato e poi abbandonato.
La terra del comprensorio Amerino è una soffitta, uno scrigno, un tesoro di vecchi sapori e antichi alimenti.
La produzione agroalimentare si è scordata di tanti vitigni, ufficialmente sconosciuti perchè non catalogati dalla nuova scienza enologica.
Eppure qualche vecchio contadino in zona continua a trarre uva da vino proprio da filari dove si intrecciano antichi vitigni impiantati in famiglia in un tempo ormai remoto.
Questi vitigni sono stati riconosciuti come una grande opportunità dall'Università di Milano. Potrebbero, e qui il condizionale è d'obbligo, generare uve da cui trarre vini particolarmente importanti.
Si tratta di provare, sperimentare, guardare al futuro dell'enologia locale guardando al passato, a un passato dimenticato ma ricco di testimonianze e di suggestioni.
Gli antichi vitigni dimenticati, oggi riscoperti, hanno un grande potenziale, perchè, se sono sopravvissuti, significa che qualche virtù ce l'hanno.
O forse no. Ma provarci è d'obbligo. Dopo la ricerca universitaria che ha riportato sulla scena le varietà dimenticate. ora tocca alle istituzioni e alle aziende farsi carico della sperimentazione: si tratta di mettere a dimora le piante, averne cura per tre anni circa e poi raccogliere le prima uve.
Infine provare a vinificarle. I compiti sono stati suddivisi. Regione dell'Umbria e Provincia di Terni, insieme all'Arusia si occuperanno dell'impianto di alcuni filari sperimentali.
Quando le prime uve saranno raccolte, toccherà a sei aziende vinicole locali provare e trarne vini. Il convegno tenutosi sabato pomeriggio, organizzato dal Comune di Amelia, ha messo tutti d'accordo. La prova si farà. Si incrociano le dita e si spera che l'esperimento dia buoni frutti, così da far decollare l'enologia dell'Amerino, che già è sulla buona strada, ma che ancora non si è affermata a livello nazionale e internazionale come altre zone d'Italia più rinomate e blasonate.
L'assessore Paolo Arice, dei Verdi, è convinto che il potenziale ci sia.
"Questi vitigni -dice- erano utilizzati nei empi andati. Producevano uva e vino che i contadini di un tempo evidentemente trovavano di buona qualità. Altrimenti non sarebbero arrivati fino a noi. Un tempo si beveva vino anche per avere un apporto nutrizionale aggiuntivo, erano tempi di fatica. Quei vitigni che il territorio ha mantenuto, che non ha perduto, erano evidentemente in grado di produrre frutti di qualità.
Il potenziale c'è. É ovvio che solo una seria sperimentazione potrà dirci se il risultato c'è."
L'esperimento riguarderà otto vitigni: rossi, bianchi e dolci



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