Avrebbero contaminato le acque della rete idrica con sostanze altamente inquinanti come lo zinco. É una delle ipotesi avanzata nell'ambito di un'indagine del corpo forestale dello Stato sulla gestione degli impianti di depurazione della regione che ha fatto scattare il sequestro dei due depuratori delle acque reflue urbane di Amelia e Acquasparta gestiti dal Sii, la società del servizio idrico integrato. L'ipotesi di reato, per essere precisi, si concretizza in
"irregolarità nelle autorizzazioni e scarico nelle acque pubbliche oltre i limiti tabellari previsti dalla norma speciale."
Sei le perone finite nel registro degli indagati: l'attuale presidente del Sii Stefano Puliti, il direttore Mauro Rueca, il presidente e il direttore della passata gestione Sii, rispettivamente Giampiero Lattanzi e Mauro Latini e due funzionari della Provincia, in questo caso solamente per il versante della autorizzazioni, a quanto sembra scadute e non rinnovate. Ieri mattina le guardie forestali hanno messo i sigilli ai due impianti anche se poi, di fatto, il provvedimento avrà effetto a partire da oggi per una proroga di 24 ore chiesta e ottenuta dalla società di gestione per ragioni tecniche. Nell'inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Elisabetta Massini, le sei persone indagate sono state direttamente raggiunte dalla notifica, effettuata dalla Forestale, del decreto di sequestro preventivo dei due depuratori.
Il provvedimento è stato chiesto dalla procura e concesso dal gip Maurizio Santoloci in quanto nelle acque dei due impianti, dalle analisi effettuate nei mesi scorsi, sarebbe stata rilevata la presenza di zinco in quantità superiore a quella consentita dai limiti di legge. Irregolarità sarebbero poi state riscontrate anche alle autorizzazioni legate al funzionamento degli impianti e allo smaltimento dei fanghi reflui.
Nella zona di Cecanibbio di Amelia e in quella di Acquasparta il cattivo odore proveniente dai flussi idrici degli scarichi potrebbe essere un elemento indicativo relativamente al sistema di smaltimento dei fanghi residui della depurazione che sarebbero stati immessi in maniera irregolare nella rete idrica urbana. Le indagini sono ancora in corso proprio per fare luce su questo aspetto e per impedire un possibile ulteriore inquinamento della stessa rete idrica. Inoltre sono già stati previsti nuovi controlli per verificare lo stato attuale delle sostanze presenti nelle acque reflue.
Come detto il sequestro ha subìto una proroga di 24 ore. La motivazione, di natura tecnica, si riferisce principalmente alla difficoltà, da parte del gestore, a reperire automezzi idonei per il trasferimento dei reflui, presenti in grande quantità a causa delle recenti piogge, verso altri impianti di depurazione. L'operazione, intermedia a una più puntuale indagine e ad ulteriori verifiche, si inserisce nell'ambito di un'azione a più ampio respiro che la Forestale ha svolto, e continua a svolgere, su tutto il territorio provinciale nel settore della depurazione pubblica.
La presenza dello zinco in acque da immettere nella rete urbana ha quindi fatto scattare la scintilla della procura che ora vuole vederci chiaro sulla provenienza di tale sostanza in genere residuo di lavorazioni industriali: dunque non sarebbe dovuta essere nella rete della depurazione urbana. Nei prossimi giorni verranno effettuate nuove analisi. Intanto le indagini stanno proseguendo e non si escludono ulteriori sviluppi.



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