Ha chiesto di patteggiare la pena il medico indagato per la morte di un paziente dell'ospedale di Amelia.
La decisione del gip, Maurizio Santoloci, è attesa nei prossimi giorni. Nel frattempo è stato avviato il procedimento in sede civile nei confronti dell'Asl 4 che gestisce il nosocomio amerino.
In gioco c'è un risarcimento record visto che il pensionato deceduto era sposato e aveva due figli e tredici fratelli.
In parallelo con la giustizia penale e civile si è messa in moto la Corte dei conti per verificare se il presunto caso di malasanità abbia comportato anche uno spreco di denaro pubblico.
La brutta storia risale al febbraio scorso quando O.p., 62 anni, residente a Lugnano in Teverina, si sottopone a una biopsia prescritta dal suo medico curante.
Un'operazione di routine, in regime di day hospital, consistente in un semplice prelievo del midollo all'altezza della colonna vertebrale per risalire alle cause di un'anemia ed escludere che si trattasse di leucemia.
Il pensionato viene sottoposto a un'anestesia parziale e quindi il medico procede alla biopsia con un lungo ago infilato tra le vertebre.
Chissà quante altre volte lo aveva fatto. Eppure quel giorno un tragico destino è in agguato. L'ago della siringa, secondo la ricostruzione medico legale, va troppo a fondo, ben oltre la colonna vertebrale, causando una vistosa emorragia che mette subito in allarme il personale medico presente in quel momento in ospedale.
Al paziente resta un gonfiore sospetto e un dolore che si fa sempre più forte. La situazione precipita in una manciata di minuti e il suo cuore all'improvviso cessa di battere. Sono passate poco più di tre ore da quando si era steso sul lettino per la biopsia. I tentativi di rianimarlo sono frenetici, ma si rilevano purtroppo vani. I medici dell'ospedale di Amelia e poi quelli di Terni, dove viene trasferito d'urgenza in ambulanza, fanno di tutto per salvargli la vita, ma non ci riescono.
Il quadro clinico è talmente compromesso che non c'è proprio nulla da fare. Per i suoi familiari è uno choc tremendo. Lo avevano accompagnato in ospedale per un esame banale e mai avrebbero immaginato di non vederlo più vivo.
L'indagine viene affidata al sostituto procuratore della Repubblica, Barbara Mazzullo. L'avvocato Francesco Cipriano, che cura gli interessi legali della famiglia del defunto, renderà nota nei prossimi giorni l'entità del risarcimento richiesto.
Da segnalare che di recente il giudice, Carmelo Barbieri, ha condannato in sede civile l'azienda ospedaliera "Santa Maria" a risarcire il patema d'animo sopportato dai genitori alle prese con i postumi di un'operazione subìta dalla figlia di appena 15 anni.
La ragazzina sarebbe stata operata con troppe ore di ritardo. Di conseguenza fu ricoverata in rianimazione rischiando la vita. Un incredibile calvario che le ha lasciato segni profondi, sia dal punto di vista fisico che psicologico.
L'azienda ospedaliera "Santa Maria" ha dovuto risarcire 152mila euro alla paziente, adesso diventata maggiorenne, e 12.500 euro ai suoi genitori, assistiti dall'avvocato Paolo Bernardinetti



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