La Corte dei conti ha chiesto chiarimenti al Comune di Amelia su due questioni: il danno alla pavimentazione del piazzale Boccalini, creato dai soliti teppisti che di notte, da anni, imbrattano l'area; e la frode sui libri di testo acquistati da famiglie amerine con contributi pubblici non spettanti.
L'arrivo della richiesta di chiarimenti, e quindi di un'indagine in corso da parte della Corte dei conti, ha fatto trasalire l'amministrazione comunale.
Infatti, in entrambi i casi, non si capisce quale possa essere l'eventuale danno erariale apportato da un potenziale amministratore pubblico, visto che si tratta di chiari fatti delinquenziali: il primo effettuato da ignoti, il secondo da persone già smascherate e consegnate alla giustizia.
La Corte dei conti, che in Umbria è molto attiva e spesso scova sprechi effettivi e scopre fenomeni di malcostume pubblico, offrendo un buon servizio pubblico, assai utile, in questo caso sembra non aver centrato molto l'obiettivo.
In Comune, rispetto a questa richiesta, più di uno aggrotta il ciglio. L'arrivo di una lettera della Corte dei conti comporta sempre un lavoro aggiuntivo per gli uffici comunali, che vengono così distolti dalla normale amministrazione, dal disbrigo delle pratiche e degli iter burocratici, dalla progettazione, dai servizi al cittadino.
La macchina comunale spesso si ingolfa proprio per il carico di lavoro dovuto alle indagini della Corte dei conti.
In casi come questi (piazzale Boccalini e libri di testo) si crea, inoltre, una sovrapposizione con le indagini della magistratura.
Potrebbe venirsi a creare addirittura una situazione in cui l'indagine complessiva costa più del danno erariale eventualmente accertato (quando c'è).




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