Hanno preso carta e penna e hanno segnato minuziosamente ogni cosa. Ogni giorno in cui sono rimasti senz'acqua. Ogni giorno in cui il rubinetto non lasciava uscire una goccia, in cui dalla bocca uscivano invettive e cattive parole, ogni giorno in cui si rientrava a casa sudati, o con le mani sporche, e nel lavabo non cadeva nemmeno un filo d'acqua.
Hanno sopportato per mesi, per tutta l'estate, fino a settembre inoltrato. Fino a due giorni fa si è ripetuta l'ennesima mancanza d'acqua, a singhiozzo, un giorno a regime, il giorno dopo a secco.
Poi, in un momento di particolare stanchezza, di particolare irritazione, hanno messo le firme su un foglio e sono andati dai carabinieri.
Questo è quanto ha fatto quella che notoriamente è considerata una delle più tranquille comunità del comune di Amelia, la popolazione della piccola frazione di Foce.
Una petizione, né di destra né di sinistra, è stata spedita al sindaco di Amelia, e portata persino in caserma, affinché anche lo Stato contribuisca a fare giustizia dei disservizi.
La raccolta di firme, che contempla una sessantina di nomi tra residenti e abitanti del fine settimana, chiede che in futuro non ci siano più situazioni come quella registratasi quest'estate, ancora fino a due giorni fa presente e esasperante.
Al sindaco di Amelia chiedono di farsi rappresentante presso l'Aman (l'azienda che gestisce l'aspetto tecnico del servizio idrico nell'Amerino-Narnese), dei diritti dei propri concittadini che lo hanno votato e che lo hanno eletto.
Allo Stato chiedono che i diritti fondamentali dell'individuo, come quello di avere a disposizione l'acqua per le più basilari funzioni vitali, vengano fatti rispettare.
Quello che colpisce della protesta dei cittadini di Foce è la minuzia con cui hanno deciso di far valere le proprie ragioni.
Non hanno voluto lasciare nulla al caso, niente di generico nel loro recriminare. Ad agosto, tanto per fare un esempio, sono state tre le date in cui è mancata l'acqua per tre quarti della giornata (il primo, il sei, il sedici); sono state cinque le date in cui è mancata per metà giornata (il tre, il cinque, il sette, il dieci, il quindici).
Si sottolinea come il disservizio sia diurno, quindi particolarmente grave. Gli abitanti di Foce hanno poi annotato i giorni e le ore esatte in cui hanno telefonato al servizio tecnico dell'Aman, e in quali casi hanno ottenuto o meno risposta al telefono (il dieci, il quindici e il sedici, nessuno ha alzato il ricevitore dall'altra parte per rilevare le segnalazioni di interruzione di servizio).
Quando una comunità diventa così rigorosa nella protesta può significare solo una cosa: che da tempo è stato passato il limite della sopportazione.



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